Caro essere umano

ti scrivo dalla Via Lattea

Ti scrivo perché so che, se sei arrivato fin qui, c’è una parte di te che è stanca di resistere e vorrebbe iniziare a trasformarsi

Io ti osservo da lontano, questo è vero

Ma la distanza non mi impedisce di vedere ciò che spesso tu ignori: non sei fragile come pensi

Sei qualcosa di più complesso

Sei antifragile, anche quando non lo sai

Vi guardiamo, voi esseri umani, nei momenti in cui vi spezzate

E notiamo una cosa che ci colpisce sempre: non è la rottura a definirvi, ma ciò che fate dopo

C’è in voi una capacità rara nell’universo: assorbire il colpo, soffrirne, e poi cambiare forma

Non tornate mai identici a prima

Tornate diversi

A volte realmente più stanchi per non dire esausti

A volte più consapevoli

Spesso più profondi

Avete imparato a chiamare questa forza “resilienza”

Ma uno di voi* ha osato dire la verità fino in fondo: non vi limitate a resistere

Crescete grazie agli urti

Noi la vediamo ogni giorno nei vostri gesti più silenziosi

La vediamo quando qualcuno, dopo una perdita, non diventa cinico ma più umano

La vediamo quando un fallimento non chiude una porta, ma ne apre una nuova

La vediamo quando il dolore non viene rimosso, ma ascoltato

Eppure, tu dubiti

Dubiti ancora

Ti dici che il cambiamento è per altri

Che hai superato un limite invisibile

Che ormai sei “fatto così”

Ma permettimi di dirtelo con chiarezza: non sei bloccato, sei solo nel mezzo di una trasformazione che fa paura

L’antifragilità non è eroica

Non è rumorosa

Non è motivazionale

È intima

È scomoda

È fatta di notti in cui non capisci, di giorni in cui vai avanti senza sapere perché

È la scelta di non irrigidirti quando tutto in te vorrebbe chiudersi

Dal nostro punto di vista, il momento più pericoloso per un essere umano non è quando soffre, ma quando cerca disperatamente di non soffrire più

È lì che smette di crescere

È lì che si irrigidisce

È lì che diventa davvero fragile

Tu invece puoi fare altro

Puoi lasciare che ciò che ti accade ti modifichi, invece di distruggerti

Puoi usare il caos come informazione

Puoi permettere alle crepe di diventare passaggi

Il cambiamento non richiede forza assoluta

Richiede onestà

Onestà nel dire: così non posso più continuare

Onestà nel fare un passo, anche senza garanzie

Onestà nel non tornare indietro solo perché il nuovo spaventa

Se ti scrivo, è per ricordarti questo:

sei progettato per crescere sotto pressione

Non sei rotto

Sei in evoluzione

E ogni volta che scegli di non chiuderti,

ogni volta che trasformi una ferita in consapevolezza,

ogni volta che il dolore non ti rende più piccolo ma più vero,

tu fai esattamente ciò che l’universo si aspetta da te

Diventare

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Noi ci sentiamo presto,

un abbraccio

Francesco

*L’autore di riferimento è Taleb nel suo celebre saggio “Antifragile”, Prosperare nel disordine

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