“Tutti i miei sforzi, tutti i miei anni di studio mi erano serviti ad avere quest’unico privilegio: poter vedere e sperimentare più verità di quelle che mi dava mio padre, e usare queste verità per imparare a pensare con la mia testa”
—Tara Westover
In questa frase dell’autrice c’è una rivoluzione silenziosa
Non parla di successo, di carriera o di riconoscimenti
Sì, si riferisce a un privilegio più raro: quello di poter pensare con la propria testa
Spesso siamo abituati a considerare l’apprendimento come uno strumento per “diventare qualcuno” in questo mondo molto disordinato
Uno strumento per ottenere un lavoro migliore, una posizione sociale più alta, una stabilità economica non paragonabile a quella dei nostri genitori
Ma Tara ci ricorda che il valore più profondo dell’istruzione non è esterno, è interiore
Non serve a farci salire una scala, ma ad allargare i nostri orizzonti
Ognuno di noi cresce dentro “un sistema di verità ereditate”
Le prime opinioni sul mondo, sulla politica, sulla religione, sull’amore, sul successo, non sono nostre
Ci vengono impacchettate e consegnate dalla nostra famiglia, spesso dalle paure dei nostri genitori, delle convinzioni della comunità in cui siamo cresciuti
Non c’è nulla di sbagliato in questo: è così che si costruisce lentamente la nostra identità
Ma arriva un momento in cui quella stessa identità deve essere messa a dura prova
Studiare, leggere, viaggiare, confrontarsi, significa esporsi al dubbio
Significa accettare che le verità che abbiamo respirato per anni potrebbero non essere le uniche possibili
E questo è molto destabilizzante
Perché pensare con la propria testa non è un’operazione semplice : è un atto di coraggio ed è come uscire dalla comfort-zone del recente passato
La conoscenza autentica non distrugge necessariamente le radici, ma le interroga
Ci obbliga a chiederci:
”Che fare di questa idea?”
”È mia o è stata solamente ereditata?”
Certamente questo è un processo che può generare conflitto, senso di colpa, persino solitudine
Soprattutto quando le nuove verità entrano in collisione con quelle della nostra famiglia d’origine
Eppure è proprio qui che si misura la nostra libertà
Non nella ribellione fine a sé stessa, ma nella capacità di scegliere consapevolmente a quali valori restare fedeli e quali lasciare andare
Il dono di cui parla la Westover non è accumulare nozioni, ma ampliare lo sguardo e allargare i nostri orizzonti
Vedere più prospettive significa comprendere che la realtà è complessa, che ogni storia ha più di una versione, che la verità raramente è monolitica
E soprattutto è scoprire che possiamo amare chi ci ha cresciuti con amore incondizionato senza dover necessariamente condividere ogni loro convinzione
Dunque pensare con la propria testa non significa rinnegare il nostro passato
Significa assumerne la responsabilità
Significa trasformare l’eredità ricevuta in una scelta consapevole
Forse è questo il senso più profondo dello studio: non diventare migliori degli altri, ma diventare più autentici
Essere liberi di scegliere
E in un mondo in cui le opinioni si assorbono con un clic e si ripetono senza riflessione, questo dono è più prezioso che mai
Perché la libertà non nasce dall’avere tutte le risposte, ma dal coraggio di farsi le giuste domande
Se ti è piaciuto l’articolo ti invito a commentare qui sotto o, se preferisci, scrivimi un messaggio di posta elettronica a francescopelosio@hey.com
Noi come sempre ci sentiamo presto,
un abbraccio
Francesco
Lascia un commento