Spesso mi chiedo in silenzio che cosa potrebbe mai dire una vita meravigliosa alla depressione

Sarebbe un dialogo inedito, uno scontro tra titani in cui la depressione stessa avrebbe qualcosa da perdere sugli interrogativi che una vita meravigliosa si pone

E allora ho provato a scrivere quello che accadeva tra questi due poli contrapposti, scavando nei miei ricordi e ascoltando i pensieri che lentamente emergevano

Ecco la vita inizierebbe con una domanda semplice ma mai banale: “Perché ti presenti così spesso nei miei momenti più fragili?”

La depressione probabilmente risponderebbe con voce sommessa, quasi imbarazzata dall’accaduto: “Non scelgo io quando arrivare

Mi nutro di silenzi, di ferite non ascoltate, di aspettative troppo pesanti

Entro quando qualcuno smette di sentire di avere un posto nel mondo”

La vita dunque non si arrabbierebbe, ma ribatterebbe: “Io offro colori, possibilità, incontri, cambiamenti

Regalo l’alba dopo ogni notte

Perché tu spegni tutto questo?”

La depressione sospirerebbe e con un pizzico di tensione risponderebbe:

“Io non spengo i colori

Li rendo lontani

Non cancello le possibilità, le faccio sembrare irraggiungibili

Non tolgo l’alba, ma faccio credere che non arriverà mai”

A quel punto la vita si farebbe più intensa e accenderebbe una luce dentro di sé:

“Sai quanto peso lasci dietro di te? Sai quanta energia sottrai?”

E la depressione, con un filo di verità dolorosa, direbbe:

“Non sono solo distruzione

A volte sono un segnale

Indico che qualcosa non va, che un equilibrio è crollato, che un dolore è stato ignorato troppo a lungo

Non giustifico la sofferenza, ma la rivelo”

La vita resterebbe in silenzio per un momento

Perché in fondo sa che, per quanto dolorosa possa essere, la depressione non nasce dal nulla.

È spesso il risultato di pressioni, perdite, traumi, solitudini

È un’ombra che cresce quando la nostra luce viene trascurata

“Ma io sono movimento,” continuerebbe la vita

“Sono relazione, sorpresa, crescita

Se tu immobilizzi, io spingo avanti

Se tu chiudi, io provo ad aprire”

La depressione non negherebbe: “È vero

E quando qualcuno riesce a chiedere aiuto, quando trova una mano, una parola, una cura, io inizio a perdere forza

Non amo la luce della connessione”

La vita allora sorriderebbe con grazia e determinazione

“Io non prometto felicità costante Prometto complessità

Prometto cadute ma anche come poi rialzarsi

E dentro di me esiste sempre una possibilità di cambiamento”

La depressione, in questa intervista immaginaria, non sarebbe un nemico da demonizzare, ma una realtà da comprendere

Non una colpa, ma una condizione che richiede ascolto, sostegno e cura

La vita lo sa: ignorarla non la fa sparire, ma parlarne sì, può indebolirla

Verso la fine della chiacchierata, la vita farebbe l’ultima domanda: “Cosa temi di più?”

La depressione risponderebbe senza esitazione: “Temo quando le persone ricordano che non sono sole

Temo quando chiedono aiuto

Temo quando scoprono che, anche se ora non lo sentono, tu sei ancora qui a proteggerle”


E la vita concluderebbe: “Io sono sempre qui

Anche quando non mi senti

Anche quando tutto sembra fermo

Sono nel battito che continua, nel respiro che entra ed esce, nella possibilità anche minima di un passo in avanti”

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Noi ci sentiamo presto,

un abbraccio

Francesco

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