Nei giorni scorsi ho immaginato un incontro straordinario
Era notte, la pioggia cadeva silenziosa e io non riuscivo a prendere sonno
Vicino alla finestra aperta, con la tenda appena spalancata, con aria sorniona, una figura mistica guardava oltre l’orizzonte
Aveva una maturità precoce, di quelle persone che nella vita hanno visto molto, spesso troppo velocemente e quasi hanno le risposte a tutto quello che succede intorno
La guardai attentamente, emozionato e forse allo stesso tempo un po’ impaurito dalla sua riverenza: era Anna Frank in persona che condivideva con me lo stesso spazio
Adesso che appena mi accenna un sorriso, le vorrei chiedere se è arrabbiata con il mondo, se qualcosa della sua vita che ha vissuto che non è scritta nel suo diario vorrebbe condividere con me, un suo ammiratore segreto
Sarebbero domande ingenue queste, a tratti quasi infantili
Lei forse mi scruterebbe ancora un po’ da lontano, poi mi sorriderebbe e mi sussurrerebbe qualcosa del genere che io probabilmente ancora non posso capire
Poi aggiungerebbe che l’odio consuma più chi lo prova e non chi lo riceve, che la rabbia è un sentimento autentico e comprensibile ma non può essere l’ultima parola
Continuerebbe a parlarmi, quasi con un sospiro mi indicherebbe la strada da percorrere e aggiungerebbe che la speranza, quella ostinata, quella che decide di credere nell’essere umano anche se ha fallito, esiste ancora e spetta a noi cercarla
Poi agitando un po’ i suoi lunghi capelli neri mi ricorderebbe che scrivere, pensare e riflettere sono atti di resistenza al giorno d’oggi
Che ogni parola ben ponderata può cambiare la vita di qualcuno
Nel cercare di capirmi Anna ogni tanto si fermerebbe a guardare fuori la finestra
A sentire il rumore della pioggia battere sui tetti
E forse pensando ancora all’Olanda mi direbbe una volta in più che il mondo è bellissimo
Mi guarderebbe adesso e direbbe che l’odio non è il sentimento più doloroso che possiamo provare ma l’aspetto più terribile del nostro tempo è l’indifferenza
Che i grandi orrori non nascono in un giorno ma crescono lentamente quando le persone smettono di sentire come proprie le sofferenze degli altri
Io continuerei a nutrire la mia curiosità nei suoi riguardi a metà tra il meravigliato e il confuso, attenderei con pazienza le sue prossime battute
Lei non si sorprenderebbe di aver guadagnato un nuovo follower e posandosi una mano sul collo mi chiederebbe da dove nascono i miei attuali turbamenti
Io allora le chiederei cosa possiamo fare oggi, noi che viviamo questo tempo così diverso dal suo ma certamente non privo di conflitti interiori
Così lei risponderebbe che in questo frangente è indispensabile la responsabilità personale: ogni generazione ha il suo compito, il suo è stato testimoniare e il nostro adesso è non dimenticare facendo tesoro del passato
In silenzio, guardando di nuovo fuori, mi sussurrerebbe che lei era una ragazza semplice, con passioni comuni e il bisogno come tutti di essere ascoltata
E forse adesso mi chiederebbe lei qualcosa a me, cosa faccio del mio tempo e se uso la mia voce per costruire qualcosa di valore o semplicemente per commentare
Se sto scegliendo il coraggio della comprensione o la comodità del giudizio
Mi chiederebbe se nel mio piccolo sto contribuendo a rendere il mondo un posto in cui nessuno debba nascondersi per ciò che è
Prima di svanire, di svanire del tutto e prima di salutarmi per l’ultima volta, mi guarderebbe ancora e con il suo fascino senza tempo mi lascerebbe con un pensiero semplice: la dignità umana non è negoziabile
Non lo era e non lo sarà
Non dipende dall’epoca, dalla cultura e dalla maggioranza di partito
Forse adesso che sono sveglio o forse sto ancora sognando non vedo più Anna
Nella mia dimensione meta-letteraria ho immaginato spesso questo dialogo ideale e non posso che apprendere ora, con responsabilità più chiara, che la memoria non è lettera morta del passato ma protegge il nostro futuro e la speranza, quando è autentica, non è fragile ma è rivoluzionaria
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Noi come sempre ci sentiamo presto,
un abbraccio
Francesco
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