Devo ammettere che per molti degli ultimi anni ho vissuto il fallimento come qualcosa di insormontabile da superare nella mia vita

Tutti gli errori commessi, i tentativi di emergere, tutte le serate a progettare qualcosa di nuovo per la mia vita spesso non avevano il dolce sapore di chi ha realizzato un’idea importante per sé e per gli altri

Il sentimento che provavo era di non essere abbastanza:

non abbastanza in gamba, non abbastanza pronto

Andando avanti lentamente nel mio percorso di crescita personale ho capito che stavo inseguendo obiettivi ambiziosi con una mentalità fragile

Ogni volta che mi sono prefissato un traguardo ambizioso come ad esempio scrivere una pagina di blog al giorno, leggere un libro nuovo ogni settimana, rispondere ai lettori che commentavano gli articoli ho inevitabilmente incontrato degli ostacoli

Non scrivevo più

Non leggevo come una volta

Non rispondevo ai messaggi

Progetti, dunque, che non hanno funzionato come avrebbero dovuto

Idee che non hanno avuto la risposta sperata

Momenti in cui la motivazione piano piano si è spenta e ho dubitato anche della direzione che avevo intrapreso

Così ho interpretato tutto questo come un segnale chiaro per fermarmi

Per non credere più nei miei sogni

Per lasciar andare le cose di valore

L’errore più grande che stavo commettendo era guardare il risultato e non il processo che mi stava conducendo dove desideravo maggiormente

La verità, quindi, che ho appreso durante questi miei tentativi di realizzare i miei progetti è stata che ogni obiettivo ambizioso richiede una trasformazione personale

E la trasformazione passa inevitabilmente attraverso il fallimento

Ho iniziato a notare che ogni cosa che non aveva dato il risultato sperato conteneva una feedback

E ogni tentativo fallito mi suggeriva di guardarmi dentro con maggiore onestà

Di tanto in tanto riconoscevo così le mie lacune, la mia impazienza e talvolta la mia superficialità

Riconoscevo questo male necessario

Il fallimento ha ridimensionato il mio ego

Mi ha regalato informazioni preziose come quella sul desiderio di rivalsa che non sempre è commisurato alle nostre potenzialità odierne

Che la visione generale può essere più grande dell’obiettivo giornaliero

Che commettere gli errori non è altro che accelerazione di progresso anche se quando ci siamo dentro non abbiamo questa percezione così importante

Cadere è possibile ma rialzarsi è eventuale

Ecco, fare leva sull’eventuale è un grande esercizio di consapevolezza

Interpretare gli insuccessi con una nuova chiave di lettura mi ha portato a trasformare la frustrazione in allenamento

Un desiderio totale quasi di passare da un fallimento a un altro per raggiungere il traguardo tanto sperato

Oggi vedo il fallimento come disciplina

Non come un evento occasionale ma come una pratica necessaria

Ogni volta che mi espongo

Ogni volta che scrivo un articolo

Ogni volta che non mi sento all’altezza

mi concedo la possibilità di sbagliare

E accettare tutto questo mi rende più libero

Paradossalmente è proprio il fallimento che mi ha insegnato a credere nei miei sogni

A vivere anche con delle ambizioni

Mi ha insegnato che posso sopravvivere alla delusione

Posso andare avanti anche quando credo sia impossibile

Il fallimento esiste nelle nostre vite anche se non lo contempliamo

La domanda che ti pongo oggi è questa: quante volte sei disposto ancora a fallire prima di tagliare il tuo personalissimo traguardo meritevole di una vita degna di essere vissuta?

Se hai una riposta e ti andrebbe di condividerla puoi farlo nei commenti qui sotto o, se preferisci, scrivimi un messaggio di posta elettronica a francescopelosio@hey.com

Noi come sempre ci sentiamo presto,

un abbraccio

Francesco

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